Prefazione  
Non sono uno scrittore e non posso diventarlo, sono semplicemente un uomo che ha vissuto alcune vicende e dopo averle raccontate ad alcuni amici, gli stessi, anche se indirettamente, mi hanno spinto a scrivere questo mio in volgare,non un volgare accademico, ma popolano.
E' stato scritto nel 2010 e prima di metterlo in rete l'ho fatto leggere ad alcune persone, un prete, il mio commercialista, un avvocato, per avere un giudizio che è stato contrastante, però tutti hanno detto che si legge velocemente.
Uno scritto deve avere qualcosa da dire e saperlo scrivere, quello che si legge deve interessare e appassionare. Può darsi che tutto ciò sia solamente nella mia mente.
Le vicende qui riportate sono romanzate, ripeto romanzate. Alcune mi riguardano direttamente, altre indirettamente, altre sono frutto della mia fantasia. Tutte, tutte, tutte, hanno un fondamento storico. Ho scelto lo pseudonimo "Spartacus Italiano" perché non lo considero un ribelle, ma, il ribelle come considero me stesso, e ne subisco le relative conseguenze.
I fatti della grande luce e della veggente brasiliana sono assolutamente veri.
I personaggi sono di fantasia anche se molte persone vi si potrebbero riconoscere, sono descritti come li vedo nel mio fantasioso cervello.
Tutte le conversazioni sono veramente avvenute, forse non in quel preciso contesto o con quel preciso personaggio.
I dati riportati sono stati scritti o detti da giornali, tv, o radio.
Si racconta come si può entrare a far parte del mondo dei milioni di apolidi con passaporto italiano e in tale condizione riuscire a sopravvivere.
Vivere e cittadinanza sono un'altra cosa.
Vi sono delle accuse alle istituzioni. Alcune esplicite, altre velate. Non sono un giudice togato, l'onere della prova di colpevolezza non spetta a me, sono un uomo del popolo. L'onere di innocenza spetta alle istituzioni, solo il sospetto popolano deve indurre le istituzioni a provare la loro integrità.
Vi descrivo il mio rapporto con l'amore, con le donne, il sesso. Con la controparte, quello che per me è il gentilsesso. Il mio rapporto con la morte, e, forse con la vita. Le soluzioni ai problemi qui descritti sono un sunto concentrato dei discorsi da bar di politica e economia.
Quando qualcuno si lamenta di qualcosa e dice: " Io farei.....! " Ho cercato di interpretare quel farei.
Forse non sono una soluzione, ma, in mancanza di altre proposte, almeno vengono dalla gente.
Il mio rapporto col " Signore " più che con la religione. Un rapporto che non può che essere filiale.
Come un figlio vede un Padre.
Praticamente vi sono 15 anni di vita vissuta o vista come vissuta e le speranze empiriche di un vivrò futuro.

Spartacus Italiano